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Biografia ragionata

A cura di Giuseppe Bagnato e Giulia Domenici
con la supervisione di Lorenzo Madaro,
Patrizia Ciompi e Leda Calza

1939-1969

Carlo Bertè è nato il 9 ottobre 1939 a Piacenza, da Luigi Bertè e Olga Tibaldi. A distanza di nove anni nasce suo fratello, Enrico. A Piacenza, dove risiedono i genitori, trascorre l’infanzia e la giovinezza. Il padre è sindacalista presso la Camera del Lavoro di Piacenza. In contrasto con le istanze politiche paterne, di orientamento democristiano, B. milita nella FGCI (Federazione Giovanile Comunista Italiana). Dimostra una naturale e tempestiva propensione verso il disegno, che pratica con grande passione fin dall’infanzia. Introdotto alla lettura dal nonno materno Ludovico Tibaldi, si appassiona ai libri illustrati da Gustave Doré e William Blake.

Nel 1956 si iscrive all’Istituto d’arte Gazzola di Piacenza, sede dal 1903 del primo museo della città. Nel 1960 è la volta dell’iscrizione al corso di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera tenuto da Mauro Reggiani. B. alterna le ore di lezione a ripetute visite alle sale della Pinacoteca, ammirando i dettagli dei capolavori esposti e annotando i preziosismi dei maestri medievali e rinascimentali, ampliando così il suo alfabeto visivo. Il clima artistico di Brera è animato dalla presenza del Bar Jamaica, luogo di incontro tra generazioni di artisti che hanno scritto la storia del Novecento, quali Ugo Mulas, Piero Manzoni, Lucio Fontana, Gianni Dova, Salvatore Quasimodo. Sito al numero 32 di via Brera, il bar è frequentato abitualmente da B. con i suoi colleghi di Accademia, che assieme prendono così parte al clima intellettuale del quartiere, come si legge nell’intervista rilasciata al critico d’arte Carlo Francou:

«[…] Nei primi anni in cui vissi a Milano ci si ritrovava al Jamaica o al Caffè Milano; oggi a parte alcune amicizie, si va a vedere qualche mostra insieme ma non ci si vede più, c’è come una sorta di ripiegamento su sé stessi. Quali le cause? Le gallerie poco frequentate, i falsi movimenti montati apposta, il mercato dell’arte che si scioglie un po’. Sta di fatto che fino al periodo in cui frequentavo l’accademia a Brera c’era una divisione netta tra figurativi, astrattisti ed informali, a seconda del gruppo al quale si apparteneva ci si incontrava in certi bar, in certe gallerie […].»

A pochi passi dal centro di Piacenza, tra la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi e i Musei Civici di Palazzo Farnese, allo storico Caffè Barino, B. conosce l’artista, e poi caro amico, Gustavo Foppiani (1925 – 1986). Già dagli anni Cinquanta, tra le mura dello studio in via XX Settembre di Luciano Spazzali, Foppiani dà luogo ad un nuovo modo di intendere la pittura. Il sodalizio che si sviluppa con B. lo porta a condividere il suo atelier in via Campagna, nella soffitta della casa di Gianni Spaini, dove Foppiani ha già avviato dal 1962 una collaborazione con Vilmore Schenardi, ribattezzato Armodio (1938). Risale alle ricerche compiute da questo gruppo di amici la denominazione “Scuola di Piacenza”, termine usato dallo storico dell’arte Gaetano Pantaleoni all’inizio degli anni Sessanta per definire le affinità tra le loro sperimentazioni. In un’intervista, B. racconta dell’atelier:

«Dal ‘63 fino al ‘75 ho diviso la soffitta di casa Spaini in via Campagna con Foppiani ed Armodio. Era un luogo magico, frequentato da diversi amici; c’era Gianni Tagliaferri che aveva il suo laboratorio fotografico, Giordano Maioli col quale ho fatto delle memorabili partite a tennis.» È visibile ancora oggi una testimonianza dell’attività dei tre artisti nella frase scolpita su una pietra angolare dell’edificio: «Forse che sì, forse che no».

Negli anni dell’Accademia, B. frequenta le inaugurazioni delle mostre, assiste a concerti e spettacoli teatrali, aggiornandosi sul panorama culturale della Milano di quegli anni. A Piacenza nel 1963 conosce la sua prima moglie Leda Calza (1941). La forte passione per l’arte, già presente in Calza, si accentua con la frequentazione di B., grazie al quale la sua sensibilità artistica si trasforma in una scelta professionale. Nel 1976, durante la loro permanenza a Parigi, Calza collabora con la galleria Oeuf du Beaubourg e organizza mostre e promuove artisti in qualità di gallerista, contribuendo, successivamente al rientro in Italia, all’avvio delle gallerie di Piacenza: Rosso Tiziano dal 1989 al 1998, Solaria dal 1999 al 2009 e Biffi Arte dal 2010 al 2015.

Nel 1964 B. e Calza compiono uno dei loro primi viaggi in Spagna in virtù del forte interesse per l’iconografia e la pittura religiosa, nonché per l’architettura e la scultura spagnole: si recano a Madrid, con lunghe visite al Prado, a Barcellona e Valencia. L’attività espositiva di B. si avvia nel 1963 con la personale presso la Galleria Città di Piacenza, a cui ne seguono altre due nel 1965, allestite nella medesima galleria e all’interno dello storico palazzo Il Gotico di Piacenza. Successivamente si reca a Roma, in compagnia dell’amico Foppiani, respirando le nuove ricerche d’avanguardia compiute dagli esponenti della Scuola di Piazza del Popolo e frequentando inoltre le gallerie La Tartaruga, di Plinio De Martiis, e L’Obelisco, di Gasparo del Corso e Irene Brin. Del Corso, che ospita mostre di Foppiani, e che lavora già dal 1957 con il pittore e scultore Gaetano Pompa, mette in contatto quest’ultimo con B.

Il mutamento socio-culturale che anticipa la rivoluzione del Sessantotto viene profeticamente espresso, oltre che dall’arte visiva, anche dal cinema italiano. I registi, come gli artisti, si fanno portavoce dei complessi fenomeni di cambiamento generazionale e una delle pellicole manifesto è I pugni in tasca (1965) di Marco Bellocchio, dove B. fa una comparsa. Bellocchio è spesso a Piacenza, dove incontra B. e i suoi coetanei, discutendo insieme dei cambiamenti in corso nella società e nell’arte.

L’attività e la passione per la ricerca artistica di B. si estende, oltre alla pittura, al cinema e al teatro, collaborando con l’amico Foppiani alla realizzazione di scenografie, come nell’edizione del Festival di Spoleto del 1966. Anche la scultura tenta la fantasia di B. che realizza in quegli anni un’unica opera in pietra raffigurante un guerriero.

Determinante è l’anno 1968, segnato dall’incontro con il gallerista Tiziano Forni (1923 – 2008); infatti a partire da quel momento sviluppano nel tempo un’amicizia mai interrotta e nutrita dal rispetto e dalla stima reciproci. Tra le proposte espositive della galleria Forni si ricordano le personali di grandi maestri, come Lucio Fontana, Giorgio Morandi e Fausto Melotti, e di artisti come Afro Basaldella, Otto Dix e Mimmo Rotella.

Sul finire del turbolento Sessantotto, B. e Calza decidono di partire insieme per alcuni mesi e la loro destinazione è Londra. Il respiro propulsore della capitale britannica, unito alla frequentazione di una nuova comunità di amici artisti e intellettuali, offre a B. nuovi stimoli e, seppur temporaneamente, lo porta verso un’evoluzione del suo linguaggio pittorico aperto a suggestioni della cultura visiva Pop. L’inverno londinese si rivela per B. un fervente periodo, la città è un cuore pulsante e l’artista ne assorbe appieno lo spirito. Ogni giorno ha l’occasione di ampliare il suo orizzonte visivo e lasciarsi pervadere dalla forza dei luoghi a cui accede e dalla gente che frequenta. Le visite in studi d’artista, i concerti e le inaugurazioni presso gallerie e musei, sono per lunghi mesi una quotidiana routine. Il 5 luglio del 1969, B. è ad Hyde Park, tra una folla di 250.000 persone, per il concerto dei Rolling Stones, organizzato in onore di Brian Jones scomparso due giorni prima.

Rientrati a Piacenza dopo l’esperienza inglese, B. e Calza danno vita a una nuova attività congiuntamente ad Armodio e a sua moglie Piera Bocchi. Interessati alle tecniche litografiche, di cui B. rammenta gli insegnamenti ricevuti a Brera, i quattro decidono di recuperare un torchio ligneo a stella abbandonato da anni in un’aula del Gazzola, dove B. aveva cominciato la sua attività litografica. A seguito di queste esperienze, progettano e fanno realizzare un torchio in metallo per avviare un laboratorio in Via Campagna. Successivamente, l’officina viene trasferita in via Santa Franca al numero 21. «Ogni domenica» – ricorda Calza – «un maestro litografo che veniva da Milano ci insegnava ad affinare la tecnica.» Da questo momento, la dedizione all’arte litografica diventa per Calza parte centrale della sua esperienza lavorativa. Insieme ad Armodio e alla moglie Piera, B. e Calza avviano l’attività della stamperia dell’Elefante Rosso. Contemporaneamente al lavoro in stamperia, che diventa l’attività prevalente di Calza e Bocchi, B. ha sempre nuove occasioni di esporre le sue opere. Nel febbraio del 1969 una personale di B. viene inaugurata presso la galleria Forni di Bologna, con un testo critico dello storico dell’arte Ferdinando Arisi. Nell’ottobre dello stesso anno partecipa ad una collettiva presso la galleria il Cavalletto di Brescia, insieme ai pittori Dino Boschi, Carlo Gajani,

Note 1939-1969

  1. La presente biografia ragionata è stata redatta da Giuseppe Bagnato e Giulia Domenici, in qualità di assistenti di Lorenzo Madaro, curatore dell’Archivio Carlo Bertè, con la sua guida e quella di Patrizia Ciompi, Leda Calza e Matteo Bertè.
  2. Da questo momento in poi si preferisce abbreviare il cognome dell’artista Carlo Bertè.
  3. C. Francou, Nei Laboratori dell’Arte – incontri con gli artisti piacentini, TEP Editori, Piacenza, 1999, p. 35.
  4. C. Francou, Gli artisti di via Campagna, “Libertà il quotidiano piacentino”, Piacenza, 1997.
  5. Intervista di Giulia Domenici e Giuseppe Antonio Bagnato a Leda Calza presso lo Studio Bertè di Via G. Falloppio, Milano, febbraio 2025.

1970-1979

Con l’inizio degli anni Settanta, B. espone per la prima volta le opere del periodo londinese in occasione della personale negli spazi della galleria Antenore di Padova, accompagnata da con un testo critico di Franco Solmi. In continuità con la mostra di Padova, l’anno seguente B. espone la produzione di opere germinate nel contesto britannico presso la galleria Il Gabbiano di La Spezia.

Dall’11 al 21 settembre del 1971 per il 50º anniversario della fondazione del Partito Comunista Italiano (PCI), Mario De Micheli invita ad esporre al Palazzo del Lavoro di Torino numerosi pittori della penisola nella collettiva 100 pittori per il socialismo. B. prende parte alla rassegna insieme agli amici Armodio e Foppiani, con l’olio su tavola Gipsoteca (1971): una silhouette a cavallo è posta davanti a una ringhiera con una pala a forma di falce, simbolo identitario del partito.

I complessi anni Settanta bolognesi vedono B. attivo nella frequentazione degli ambienti artistici ed universitari dove incontra lo scrittore Gianni Celati (1937 – 2022). L’intensità del loro rapporto è testimoniata dai ringraziamenti, a Leda e Carlo Bertè, per “essere ed esistere’’ precisati nell’introduzione del romanzo Lunario del Paradiso (1978), edito da Einaudi. Questa sensibilità affine è espressa dalle parole di Celati nella seguente dedica:

«L’effetto dei suoi quadri mi sembra spesso “paradossale”. Tento di esprimere questo effetto con la parola “naturalezza”, per dire che niente è forzato, non vi sono pretese di catturare l’occhio o la mente.»

Celati e Anita Licari, prima moglie dello scrittore di origine tunisina, invitano B. e Calza a trascorrere ripetuti periodi di vacanza in Tunisia. Nel deserto tunisino al confine con l’Algeria, B. partecipa ad una spedizione antropologica in cui viene incaricato di copiare i disegni raffigurati sulle mani delle donne berbere e realizzati con l’henné, caratteristica pratica di decorazione temporanea della pelle.

Il 1972 è segnato dalla nascita del primo e unico figlio di B. e Calza, Matteo Bertè, che fin da bambino manifesta un interesse per l’arte, coltivando, negli anni successivi, una propensione per la tecnica del mosaico che studia a Ravenna. Una delle sue opere più importanti, oltre ai numerosi mosaici realizzati per gli artisti (Piero D’Orazio, Enrico Della Torre, Gillo Dorfles, Lucio Del Pezzo, Alina Kalczynska, Vittorio Matino, Walter Valentini, William Xerra e naturalmente B.), è il rivestimento absidale della Chapelle des Pénitents Blancs a Saint-Paul-de-Vence, realizzato su cartone di Jean-Michel Folon.

Nel 1972, B., affascinato dal testo letterario, ipotizza di illustrare I fantastici viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, realizzando sei soggetti a tempera di grande effetto. Il progetto, di cui parla con Fabrizio Clerici, doveva coinvolgere Gianni Celati, ma non viene mai realizzato. I disegni esaltano l’attitudine dell’artista alla rappresentazione di visioni fantastiche e il suo senso del colore.

B., insieme alla moglie e al figlio, va a vivere a Parigi nell’ottobre del 1975. Anche questo trasferimento è motivato dal desiderio di ampliare i propri orizzonti, come già sperimentato con l’esperienza a Londra. In questi anni l’artista conosce personalità provenienti da ogni parte del mondo, come lo scultore e pittore peruviano Gerardo Chávez, esponente di spicco dell’arte latino-americana contemporanea, il pittore greco Alekos Fassianos, celebre per la sua originale fusione tra mitologia classica e tradizione antropologica greca, l’artista Evelyn Ortlieb, incrociando alcuni tra i protagonisti storici delle avanguardie europee come Max Ernst, André Masson e Leonor Fini.

Un’importante frequentazione di questi anni è l’artista Roberto Garcia York, cubano naturalizzato francese (1929 – 2005), che, in stretto contatto con il direttore della Cité Internationale des Arts François Debidour, favorisce la conferma dell’atelier numero 417 per B e famiglia per un periodo di due anni. La Cité internationale des Arts è un complesso di residenze artistiche con oltre trecento ateliers, fondato nel 1956, che ospita artisti provenienti da tutto il mondo.

Garcia York, durante gli anni della permanenza di B. a Parigi, è direttore della galleria L’Oeuf du Beaubourg, nel Marais, dove lo invita ad allestire una personale nel 1976. La mostra è presentata da Patrick Waldberg (1913 – 1985), critico d’arte, scrittore e poeta franco-americano.

A Parigi B. rivede spesso Gianni Celati e con lui incontra Italo Calvino, la cui poetica e approccio fantastici sono in affinità con la sua estetica. Tale assonanza di pensiero si percepirà soprattutto negli anni successivi, in particolare nella serie di opere sulle Città Invisibili (1992). Del resto la letteratura è per B. una passione naturale, logicamente connessa alla maturazione di una consapevolezza artistica. Tra le sue numerose letture, alcune risultano più influenti, come le poesie di Konstantinos Kavafis, Rainer Maria Rilke e Giuseppe Ungaretti, i grandi classici come Omero, Virgilio e Miguel de Cervantes, i romanzi di Raymond Queneau, Jonathan Swift, Philip Roth, Alejo Carpentier e Dominique Fernandez.

Nel gennaio del 1977, B. viene casualmente ritratto insieme a Larry Gray, amico e professore di Scienze Politiche alla John Cabot University di Roma, nel manifesto dell’inaugurazione del Centre Pompidou. Negli anni parigini si sviluppa un sodalizio amicale con l’ingegnere e pianista Francis Lhébrard, che durerà fino alla morte di quest’ultimo avvenuta nel 2018. Attraverso di lui, in B. si affina l’amore per la musica, grazie anche all’incontro con pianisti e compositori. Questa passione accompagna B. tutta la vita e la musica è il sottofondo privilegiato delle sessioni di pittura in studio. I gusti musicali di B. abbracciano visioni eclettiche: dal cantautore e pianista afro-cubano Bola de Nieve alle canzoni di Barbara, Bobby La Pointe, Juliette Greco, dai Beatles alla chitarra di Jimi Hendrix, dalle sinfonie barocche di Georg Friedrich Handel a quelle di Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig van Beethoven, Gustav Mahler e Erik Satie.

Negli anni di permanenza in Francia, B. dopo la Citè des Arts sposta lo studio dal Marais alla Place du Pantheon 1 e abita nell’edificio di rue de L’abbé de l’Epée dove incrocia il fotografo Helmut Newton, che lì vive e lavora. Grazie ad alcuni amici gourmand, B. impara a conoscere le eccellenze della cucina francese, degustate in alcuni ristoranti. Con Forni e Ernesto Treccani, B. arriva per la prima volta alla Colombe d’Or di Saint Paul de Vence, dove conosce Vittorio Gassman e Yves Montand, che ne sono assidui frequentatori. Fondata nel 1920, la Colombe d’Or nasce in origine come bistrot frequentato da abitanti del posto, per poi diventare un luogo d’incontro per artisti provenienti da tutto il mondo che frequentano la Provenza tra le due guerre.  All’interno trovano spazio molte opere realizzate dai visitatori che negli anni lo hanno scelto come meta.  Tra gli artisti più illustri si trovano alla Colombe d’Or opere di Pablo Picasso, Joan Mirò, Georges Braque, Henri Matisse, Alexander Calder, Mansourof, César e Fernand Léger, per citarne alcuni. Nella importante collezione è custodita anche un’opera di B. del 2018.

La passione di B. per la cucina, derivata per contrasto da quella che definiva totale imperizia della madre, lo porta a frequentare la cucina del ristorante Il Sole di Maleo (dove all’inizio viene messo a pelare patate e sbucciare cipolle) per il quale realizza il Libro d’Artista Pantagruele a Maleo con sei incisioni tirate a mano con le lastre e il torchio dell’Elefante Rosso, edito nel 1978.

In quello stesso anno espone in Italia, invitato dallo scultore Paolo Spoltore, una serie di dipinti presso il centro d’arte Il Cubo di Lanciano (CH): uno spazio fondato nel 1972 da un gruppo di artisti abruzzesi e frequentato da Ennio Calabria, Carlo Levi, Michele Cascella e Mario Ceroli.

La sua permanenza nella capitale francese si prolunga fino alla fine del 1979, consentendogli frequenti soggiorni in Olanda e Belgio. All’inizio di quell’anno, B. partecipa alla collettiva Il Romanticismo presso la galleria Forni di Amsterdam, insieme agli amici pittori Foppiani e Armodio. In Olanda B. tiene personali presso le gallerie Harmen di Harneim (1977), Hustege di St.Hoertogen Bosch (1979), Merlo (1982) e Steltman (1984) ad Amsterdam. Gli anni Settanta si concludono per B. con la collaborazione con la casa editrice parigina Éditions de la Différence, fondata nel 1976 da Marcel Paquet, Joaquin Vital e Patrick Waldberg. Nel marzo del 1979 B. è invitato a presentare sette disegni per un libro di poesie a cura di Michel Waldberg, dal titolo Vivant ou mort, l’ultimo volume di una serie di otto chiamata Le rendez-vous des paralléles. Nello stesso anno la Différence gli affida il disegno di copertina del volume di Oscar Panizza Scandale au Couvent che contiene altri 5 suoi disegni del 1977. La Difference include B. nel saggio d’arte iconografica contemporanea Saturne et Jupiter, scritto da Marcel Paquet che descrive così l’opera La Conscience malheureuse (1975) di B. presente nel volume:

«Per Berté, La Conscience malheureuse consiste in due corpi mal intrecciati: le bocche che hanno cercato di unirsi rimangono per sempre disgiunte dalla ripetizione di una nuova maschera, determinando l’emozione che sopravanzando gli amanti stessi, lungi dall’essere il risultato di un errore, sfugge all’abbraccio per vivere, a sua volta, una vita fittizia. O forse il bacio è stato veramente dato, al di là delle persone, ma allora dobbiamo pensare che in questo atto la carne universale sia stata la sola a godere di sé stessa e a dare così vita, a prescindere dai protagonisti dell’unione, a un nuovo accadimento.»

Nel corso di una sua visita a Roma nel novembre dello stesso anno, B. inaugura una mostra personale nella galleria L’Arcobaleno, dove conosce Patrizia Ciompi (1955), che dopo qualche tempo diventa la sua compagna di vita. Negli anni successivi al loro incontro, pur mantenendo costante il legame con le principali capitali europee, come Parigi, Madrid e Londra, la vita di B. e Ciompi si arricchisce di viaggi sempre più frequenti e lontani, legati sia agli impegni professionali che agli interessi artistico-culturali di entrambi.

Note 1970-1979

  1. Gianni Celati, Lunario del Paradiso, Einaudi, Torino, 1978.
  2. Marcel Paquet, Saturne et jupiter, Éditions de la Différence, Parigi, 1979

1980-1989

Agli albori degli anni Ottanta B. e Ciompi tornano insieme alla Colombe d’Or a Saint Paul de Vence, che diventa una loro ricorrente meta. Grazie all’introduzione di Marc Eschenbrenner – un caro amico che con la Galleria La Hune Brenner a St Germain des Près e poi a Montmartre ospiterà frequentemente mostre di B – l’artista stabilisce un’amicizia di lunga durata con Daniele Noel, artista anche lei e moglie di uno dei proprietari e gestore dell’albergo.

Il definitivo spostamento a Milano, nell’ottobre dello stesso anno, porta B. a consolidare le frequentazioni degli anni precedenti, come Renzo e Giuliano Modesti, Mario Mieli, Claudia Gianferrari, Claudio Belli. Saranno tuttavia i nuovi incontri, originati dalla comune presenza negli ambienti artistici, a costituire la filigrana degli anni successivi. Nella città meneghina B. entra in contatto tra gli altri con il poeta, barbiere e collezionista Franco Bompieri (1934 – 2023). Le sintonie amicali sono per B. parte della ritualità quotidiana, investendo tempo prezioso a dialogare con i suoi sodali, fonte di confronto costante.

Sempre a Milano, B. rincontra Mieli (conosciuto a Londra), fondatore del F.U.O.R.I. (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), prima associazione per i movimenti di liberazione omosessuale e precursore del movimento LGBTQ+ in Italia. Mieli gli fa conoscere l’artista Vittorio Matino (1943- 2022): nasce così una frequentazione e un’amicizia durata oltre 20 anni. Un’altra figura fondamentale con cui B. entra in contatto è Vanni Scheiwiller (1934 – 1999), tra i più raffinati editori italiani del Novecento e che spinge l’artista a rafforzare ulteriormente il suo legame con il mondo dell’editoria d’arte. Nell’aprile del 1981, B. è invitato a Roma per presentare alcuni suoi lavori presso il salone della Banca Popolare di Milano. Dal 1982 i paesaggi rappresentati nelle opere di B. cambiano prospettiva, lo sguardo si allontana per lasciare spazio a profondi orizzonti.

Questa maturazione pittorica coincide con l’inizio dei soggiorni ad Otranto, dove si confronta con nuove atmosfere. Fino al 1992, e per oltre dieci anni, B. trascorre le estati nella città salentina, osservando ogni giorno l’orizzonte del mare dalla finestra di casa affacciata sul porto. Ad attirare B. e Ciompi a trascorrere ripetute vacanze in Salento è proprio Matino: Otranto viene da lui eletta come terra del buen retiro. L’atmosfera meditativa, porta Otranto ad essere scelta come residenza estiva da diversi intellettuali. Tra coloro che la frequentano, molti restano per B. punti di riferimento costanti: i pittori Carlo Cego, Claudio Olivieri, Sergio Sermidi e Alina Kalczynska; lo scultore Pietro Coletta; il fotografo Ezio Frea; l’architetto Umberto Riva; i poeti Franco Bompieri e Rino Cortiana; il critico Guido Ballo e l’editore Vanni Scheiwiller. B. assorbe con sempre maggiore familiarità la cultura antropologica locale, costellata, oltre che da intellettuali, anche da quotidiane conversazioni con gli abitanti, tra cui Totò Miggiano (allora sindaco della città) e la moglie Rita.
Oltre ad Otranto, B. riesce a ritagliarsi anche a Milano un luogo di confronto tra artisti e amici: la trattoria di cucina piacentina Piero e Pia. Il locale è frequentato, oltre che da Matino, Scheiwiller e Bompieri, anche dai musicisti Emilio Pomarico e Donatella Gulli, Giuliana Giustino, Fredi Romanin, Mario Malloggi e Silvio Malgarini. Alle pareti sono tuttora visibili le opere donate dagli artisti, a testimonianza del clima culturale sorto in quel luogo.

Nel novembre del 1982, presso lo Studio Steffanoni di Milano, B. espone per la collettiva Acquerelli insieme a ventiquattro artisti, tra cui Ernesto Treccani, Giò Pomodoro, Renato Guttuso, e l’amico Foppiani. Sempre nello Studio Steffanoni, B. propone nel 1984 la personale Il sogno dell’integrità, con un testo critico di Mario De Micheli. Nel 1982, B. realizza per lo Studio Steffanoni, la sua unica scultura in bronzo raffigurante una testa bifronte con un profilo di donna e un unicorno, che viene realizzata in un unico esemplare.

Nel 1985 B. trasferisce lo studio in via Nino Bixio, precedentemente in uso all’architetto Giampiero Spagnolo con il quale instaura una proficua e lunga amicizia. Ancor più forte e intimo è il legame che nasce con il figlio di Giampiero, Francesco Spagnolo, che durerà fino alla scomparsa dell’artista. Spagnolo e B. passeranno molto tempo insieme visitando musei, in particolare la Pinacoteca di Brera, e condividendo del tempo leggendo cataloghi e interpretando le varie opere, discutendo di storia dell’arte, di filosofia e di musica.

Lo studio di B. diventa un luogo dove amici milanesi e di passaggio trascorrono del tempo a dialogare sui suoi lavori e non solo. B. inoltre rappresenta un punto di riferimento per giovani – all’inizio figli di amici – che si trasformeranno in sodali e la cui frequentazione si protrarrà negli anni: in particolare Carlo Goldstein, direttore d’orchestra.

Parallelamente al sodalizio con lo Studio Steffanoni, dove torna ad esporre nel 1987, B. conosce Gian Carlo De Magistris, direttore della galleria San Carlo di Milano, che sarà un punto di riferimento significativo. Nel corso del 1987 B. è tra gli artisti italiani in mostra in Giappone Capolavori dell’Arte Italiana del Novecento. L’esposizione comprende opere di artisti come Renato Guttuso, Giacomo Balla, Giorgio De Chirico, e offre al pubblico giapponese un’ampia panoramica sull’arte italiana del Novecento. Nei mesi estivi del 1988 continua la permanenza otrantina, lavorando presso uno studio nel Castello Aragonese messo a disposizione dal Comune.

Nel 1989 B. pubblica, in collaborazione con L’Elefante Rosso, il Libro d’Artista Tre Fiabe Piacentine con testo di Ennio Concarotti, in dialetto piacentino e traduzione in lingua italiana, e sue tre litografie.

1990-1999

Nel 1990 l’Assessorato alla Cultura del Comune di Piacenza pubblica il Libro d’Artista Tuttagrafica Piacenza con un’acquaforte di B. insieme a quelle – tra gli altri – di Bruno Cassinari e William Xerra. Negli anni Novanta, B. prosegue il sodalizio con la galleria San Carlo dove espone per la personale Carlo Bertè: La sensibilità del visibile nel 1990. La presentazione della mostra è affidata ad un testo introduttivo di Marcel Paquet.

Nel marzo del 1991 B. torna ad esporre a Piacenza, dopo oltre quindici anni, presso la galleria Rosso Tiziano. Nello stesso anno collabora con Rino Cortiana per la realizzazione del Libro d’Artista Il Soffio di Botticelli, edito da Michele Lombardelli, che include poesie di Cortiana e tre sue acqueforti. Ciascuna incisione reca rispettivamente: firma, datazione, numerazione a matita al fronte, timbro a secco “L’Elefante Rosso – Piacenza”. Ancora nel 1991, B. è invitato ad esporre a Milano presso l’Università Bocconi, su invito di Claudio Demattè, docente e fondatore della Scuola di Economia Aziendale dell’Ateneo. Le opere esposte sono dedicate al tema dei paesaggi che B. ama definire “mentali”: ampi panorami di fantasia, inquadrati in una visione zenitale.

Nella primavera del 1993 B. espone la recente produzione artistica in tre mostre personali titolate La città che non c’è, nelle gallerie Saint Jacques di Bruxelles, La Hune Brenner di Parigi e San Carlo di Milano. Già nella scelta del titolo appare immediato il richiamo a Le città invisibili di Italo Calvino, autore che egli aveva incontrato nel soggiorno parigino. Nella galleria San Carlo, B. espone paesaggi, nature morte e ritratti, accompagnati da un testo critico di Mauro Bianchini.

La sera del 27 luglio 1993, l’Italia è sconvolta dall’attentato terroristico, attribuito a Cosa Nostra, in via Palestro a Milano. Lo scoppio di un’autobomba, presso la Galleria d’arte Moderna (GAM) e il Padiglione di Arte Contemporanea (PAC), provoca l’uccisione di cinque persone e segna una profonda ferita nell’opinione pubblica.  Il suo forte senso civico lo porta ad aderire a Società Civile di Nando dalla Chiesa, circolo culturale milanese nato a metà degli anni Ottanta con l’obiettivo di sensibilizzare e rendere partecipi i cittadini della città di Milano su temi riguardanti le sue istituzioni e le sue problematiche sociali. Nello stesso anno B. pubblica un nuovo libro d’artista con la Galleria La Hune Brenner a Parigi di Marc Eschenbrenner con un’acquaforte -acquatinta.

Il 1995 annuncia un’evoluzione nel percorso dell’artista. In questo lasso temporale, B. concepisce quattro lavori manifesto della sua estetica, contenenti i pilastri fondanti del suo sistema di pensiero che andrà perfezionandosi e completandosi negli anni a seguire. Sporadicamente già apparse, l’arte di B. si focalizza sul tema delle figure angeliche che proseguirà fino ai primi Duemila. B. dipinge il ciclo degli arcangeli, nascono quindi: Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele. Tra le linee iconografiche tratteggiate dalle creature celesti, si possono scorgere riferimenti warburghiani ai dipinti rinascimentali: da Sandro Botticelli a Piero della Francesca, da Giovanni Bellini ad Antonello da Messina. L’artista assorbe ed elabora l’immaginario classico della storia dell’arte, filtrandolo attraverso la propria interiorità. Questo ciclo di opere viene esposto nel dicembre dello stesso anno nella personale Paesaggi e Arcangeli, presso la galleria Rosso Tiziano di Piacenza.

Nel 1997 B. torna ad esporre presso le gallerie Saint Jacques di Bruxelles e La Hune Brenner di Parigi. Nello stesso periodo B. e Ciompi si trasferiscono in via Falloppio, dove l’artista stabilisce definitivamente il suo studio. In via Falloppio, la vicinanza dello studio/abitazione di Walter Valentini (1928 -2022) favorisce la frequentazione dei due artisti, che si scambiano numerose visite nei rispettivi atelier. Il 1997 è anche l’anno in cui B. subisce il primo intervento al cuore.

La ricerca sul tema delle figure angeliche prosegue e trova concretizzazione nel catalogo Gli Arcangeli, accompagnato da uno scritto di Mario Malloggi, pubblicato nel 1998. La galleria San Carlo di Milano gli dedica una nuova mostra personale dal titolo Carlo Berté: “Ritratti” 1994-1998, il cui catalogo reca un commento dell’amico Spagnolo.

Sul finire degli anni Novanta le mete dei viaggi di B. si fanno sempre più distanti rispetto alle precedenti frequentazioni europee, come Parigi, Londra, Amsterdam e Madrid. B. raggiunge infatti Ciompi, impegnata in attività professionali nelle capitali intercontinentali, programmando insieme viaggi di scoperta in Cina, Giappone, Russia e Indocina:

«Uno dei paesi da cui rimane profondamente affascinato è la Cambogia, in particolare il sito archeologico di Angkor, che visita due volte. Con la sua millenaria cultura, anche l’India esercita una forte attrazione e vi si reca ben cinque volte rappresentando le incandescenti ed eleganti tinte rosse una ricorrente inspirazione per la sua pittura.»

Note 1980-1989

  1. Intervista di Giulia Domenici e Giuseppe Antonio Bagnato a Patrizia Ciompi presso lo Studio Bertè di Via G. Falloppio, Milano, aprile 2025.

2000-2024

Nel 2000 viene pubblicato Presi per i capelli, il nuovo libro di Bompieri edito da Mondadori. Tra le pagine vengono raccolti sessanta ritratti, definiti “medaglioni”, di uomini illustri, con cui Bompieri, nella sua attività di barbiere nell’Antica Barberia Colla di Milano, ha avuto la possibilità di interloquire. Oltre a personaggi come Valerio Adami, Roberto Benigni, Enzo Jannacci, Luchino Visconti e Totò, egli inserisce B., dedicandogli un “medaglione”.

Nel 2002 Vittorio Sgarbi cita B. nel volume Pittura fantastica in Italia, edito da Skira a Milano. Il critico propone una disamina storico-artistica, attraverso una riflessione sugli artisti italiani che hanno saputo unire, alle atmosfere oniriche e di sogno, l’eredità iconografica di tradizione quattrocentesca. Sgarbi identifica in alcuni profili, tra cui Foppiani, Armodio e B., i precursori di quella estetica che Apollinaire definisce “surreale”. Sempre nel 2002, presso la galleria Solaria di Piacenza, B. torna a collaborare con Cortiana, il quale nel libro Il bivio di Icaro edito da Libri Scheiwiller, accompagna le riproduzioni delle opere in esposizione a suoi interventi poetici. Nel settembre dello stesso anno, B. e Ciompi si sposano con una cerimonia riservata alla Colombe d’Or a Saint Paul de Vence.

Nel maggio 2004 B. espone cinquanta opere, tra quadri, lavori su carta, pastelli, tempere e acrilici, nella personale Anni Recenti, presso il Castello della Lucertola del borgo ligure di Apricale. Sul finire dell’anno B. intraprende un’inedita riflessione basata su architetture e monumenti in frantumi, inaugurando la serie delle Catastrofi, che prosegue fino al 2008. Il protagonista di questi nuovi lavori è il tempo, visibile nei crolli che si compiono in scenografie prospettiche, sul cui sfondo viene mostrata un’azione già in atto. Il segno del tempo porta al cedimento strutturale e al collasso delle stesse scenografie, spesso ambientate in cattedrali goticheggianti che ha avuto modo di conoscere e approfondire nei viaggi studio in Francia, in Olanda e in Germania. Ma le ambientazioni raffigurate sono anche contemporanee, arricchite da elementi di modernità, come macchine, motorini e biciclette.

Le Catastrofi nascono dalla fascinazione che B. ha sempre avuto per l’arte del pittore francese Francois de Nomé, detto Monsù Desiderio. Desiderio (1593 – 1624) è un’artista dalla forte carica fantastica, le cui opere ritraggono architetture capricciose e irreali. Seppur della sua vita si hanno scarse e frammentarie notizie, l’apprendistato da pittore lo farà a Roma, città dove studia le imponenti rovine classiche. In Desiderio sono influenti i rimandi alle visioni proto surrealiste di Hieronymus Bosch, con il suo fascino demoniaco e simbolista.

È B. stesso a spiegare l’assonanza tra il suo lavoro e quello di Desiderio in un’intervista rilasciata successivamente:

«Ho conosciuto Monsù Desiderio per la prima volta quando frequentavo l’Istituto Gazzola. La sua traccia ha scavato a fondo anche se è rimasta sotterranea per molti anni. Sono andato a rintracciarlo alla Certosa di San Martino a Napoli. Ho annusato la sua presenza a Venezia, La Spezia, Milano, Metz… e così molti anni dopo, i suoi temi sono emersi dalla mia pittura.»

In occasione della retrospettiva su Foppiani presso la galleria Rosso Tiziano di Piacenza, il critico d’arte e curatore piacentino Stefano Pronti, direttore del Museo Civico di Piacenza dal 1983 al 1998, inserisce B. nel volume Gustavo Foppiani e gli artisti piacentini del fantastico, pubblicato nel dicembre 2006. La mostra traccia il bilancio della cultura artistica piacentina del secondo Novecento, con una specifica particolare sui due nuclei composti rispettivamente da Foppiani, Luciano Spazzali e Cinello (pseudonimo di Umberto Losi) e, successivamente, da Foppiani, Armodio e B. Pronti identifica una stessa matrice artistica: il “realismo fantastico”, alternativa alle radicali correnti del figurativo e dell’astratto.

Nel 2007 B. espone presso la galleria Lydia Palumbo Scalzi di Latina. La mostra si compone di trenta opere tra carte, tavole e tele, i cui soggetti raffigurati sono: nature morte di fiori, paesaggi marini, figure e angeli. Il 2008 è l’anno in cui si consolida la fase delle Catastrofi, con la pubblicazione a dicembre dell’omonimo volume edito da Mazzotta e presentato nella Fondazione Antonio Mazzotta, in Foro Bonaparte 50 di Milano con testi di Luigi Sansone, Carlo Ravagnati e Francesco Spagnolo. Nel 2009 la galleria Solaria di Piacenza include opere di B. in una selezione di “20 Espressioni dell’Arte Contemporanea Italiana” accanto ad Azuma, Bonfanti, Della Torre, Melotti, Savelli, per citarne alcuni.

L’attività espositiva di B. rallenta a partire dal 2010, non trovando adeguata sintonia con il mercato e sentendosi distante dai profili dei nuovi galleristi. Ha inizio una fase di produzione artistica intensa ma appartata, ed una dimensione maggiormente privata e riflessiva. Nel luglio del 2011, nella Sala del Tesoro nel Castello Sforzesco di Milano, viene presentata al pubblico la mostra Da Kandinskij a Warhol: libri e cartelle d’artista: una ristretta selezione che ripercorre tutte le fasi salienti della storia dell’arte del Novecento. Tra le varie opere, è esposto un libro d’artista realizzato da B. e inserito nella sezione dedicata al Surrealismo.

Nel 2012, B. viene invitato ad una conversazione con Spagnolo, dal titolo Conversations on Painting, presso l’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco. L’incontro attira l’attenzione di numerosi intellettuali che frequentano l’Istituto, sia italiani che residenti. L’anno successivo, presso i Musei Civici di Palazzo Farnese di Piacenza, viene inaugurata la mostra personale Cadenza d’inganno, dove le opere di B. vengono accostate a quella realizzata da Desiderio, proprietà dello Stato e prestata ai Musei di Piacenza, curata da Leda Calza. Il titolo della mostra rimanda al processo creativo dell’opera, ma anche a una maturata attitudine dell’artista, come spiega egli stesso nel catalogo della mostra:

«Cadenza d’inganno, espressione che viene dalla musica, è la migliore definizione di quello che visivamente ho fatto con questi quadri con cui ho passato i miei più recenti inverni (ed estati!). Parlo di cadenza d’inganno per la sorpresa che l’irruzione della poetica di Monsù Desiderio ha generato, creando lo spiazzamento che i quadri in questa mostra evidenziano.»

Nel 2013 B. è invitato a partecipare ad un evento degli Incontri Asolani, XXXV Festival Internazionale di Musica da Camera nel centro storico di Asolo (TV). Per l’occasione realizza la copertina dell’edizione 2013, dal titolo La Forza della Creatività per dare Forma alle Idee. B. torna ad esporre alla galleria delle Arti di Cremona nel 2014, in cui propone le carte a grafite e pastelli dedicate al tema del paesaggio e del crollo degli edifici.

Nel 2014 B. subisce un secondo intervento al cuore: sebbene debilitato da questo ed altri interventi chirurgici a poca distanza, l’artista continua a lavorare senza sosta: nel 2016 a Palazzo Sormani, sede dell’omonima Biblioteca, viene inaugurata una mostra di carte, anche di grandi dimensioni, a cura di Luigi Sansone.

 La fase artistica successiva è contrassegnata da un’evoluzione che lo porta verso un nuovo sentiero di ricerca, in cui appare eloquente la rappresentazione della luna. Elementi simili legati alla presenza di astri celesti si ritrovano anche in lavori precedenti, tuttavia a partire dal 2015 fino al 2020 la luna diventa una costante. Questo nuovo elemento si pone in continuità con lo studio degli orizzonti, indagine che lo porta ad esplorare lo spazio cosmico più lontano. La prospettiva delle sue tele si fa progressivamente meno volumetrica e più libera, le atmosfere diventano rarefatte e la figurazione quasi del tutto assente. La ricerca lo spinge a rintracciare un nuovo studio del colore, che perde progressivamente intensità e si diluisce. Se nella prima fase predominano le tinte rosse e violacee, con il sopraggiungere del blu dell’ultimo periodo, il colore diventa sempre più cupo e i toni assumono connotati drammatici.

Le visite alla Colombe d’Or si rivelano sempre ricche di stimoli. Gli incontri con l’artista Daniele Noel e il giornalista Yves Kugelmann lo spingono a supportare un’iniziativa didattica rivolta agli alunni delle scuole secondarie di primo grado di Piacenza, basata sul Diario di Anna Frank (1947). Della realizzazione si occuperanno il fratello Enrico Bertè, per la parte didattica, e Leda Calza, per la parte espositiva, con il contributo dell’amico direttore di orchestra Carlo Goldstein, che coinvolge un gruppo di giovani musicisti per accompagnare la presentazione di un video realizzato da Kugelmann. L’iniziativa ha ottimi riscontri e, sebbene non vi abbia un ruolo diretto, B. manifesta un coinvolgimento emotivo notevole.

Nel marzo 2018 allestisce l’ultima personale dal titolo Veli Bianchi, presso la galleria Couteron di Parigi. Nella mostra viene messa in luce l’ulteriore evoluzione della sua ricerca, con un focus sulle ultime opere realizzate attraverso l’uso del marouflage: tecnica impiegata in pittura e nel restauro, che consiste nel fissare una superficie leggera, come una carta velina, su un supporto più rigido.

In occasione del suo ottantesimo compleanno, viene organizzata nel 2019 un’esposizione privata, riservata ad amici e collezionisti, con una selezione delle più recenti opere presso uno spazio di via dell’Orso a Milano. Come augurio di compleanno, il quotidiano di Piacenza La Libertà gli dedica un’intervista, firmata da Francou, dal titolo: A ottant’anni dipingo come il primo giorno e mi sento più libero. Nel giugno del 2020, La Libertà pubblica una sua intervista, firmata anche in questo caso da Francou, e alcune riproduzioni dei “disegni della pandemia”. Il titolo dell’articolo è: Bertè, il misterioso fascino di quelle figure senza tempo.

Nel febbraio del 2024, B. compie per la prima volta un viaggio in Egitto, che già da anni compare nelle sue opere attraverso le piramidi e gli obelischi. Dopo questa parentesi, in primavera visita la grande retrospettiva dedicata a Mark Rothko presso la Fondazione Louis Vuitton di Parigi, che suscita in lui una commozione tale da spingerlo a volersi confrontare nuovamente con le ampie superfici. Questo desiderio purtroppo non si concretizza a causa di una fatale caduta, provocata da un problema cardiaco. Si spegne a Milano il 9 maggio 2024, all’età di ottantaquattro anni. Nel 2025 è nato l’Archivio Carlo Bertè su iniziativa della moglie Patrizia Ciompi, del figlio Matteo Bertè, della gallerista Leda Calza e del curatore Lorenzo Madaro.

Note 2000-2024

  1. Carlo Bertè, Cadenza d’inganno, Monsù Desiderio/Carlo Bertè, Nuova Litoeffe srl, Piacenza, 2013, pag. 13.
  2. Carlo Bertè, Cadenza d’inganno, Monsù Desiderio/Carlo Bertè, Nuova Litoeffe srl, Piacenza, 2013, pag. 13.

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