1970

L’ultima mostra di Bertè a Piacenza appartiene al 1968; apparentemente, a guardar le date, vien voglia di dire che poco tempo è passato ai fini della formulazione di un nuovo giudizio e qualcuno si crederà in pace con la propria coscienza dicendo: « Bertè oramai lo conosco! » Già! Ma il tempo non è fatto soltanto di anni; lo si costruisce con le nostre esperienze e in questo periodo che par breve c’è stata appunto una grossa esperienza da parte di Bertè: un soggiorno a Londra, in un ambiente culturale di intensa vivacità, in uno spazio umano e di costume diverso dal nostro. Londra ha costituito una svolta per Bertè: l’uscita dalla provincia (rispettabile, ma sempre provincia) e la conseguente conoscenza di orizzonti più dilatati, stimolanti e rivelatori. Mi par giusto insistere su Londra, sull’apertura ad un mondo culturale di vera internazionalità, appropriato ad indicare una via di stimoli nuovi, di arricchimenti nei riguardi di un giovane artista come Bertè vivente in un ambiente limitato, e costretto in una formula: l’appartenenza a quella cosiddetta « Scuola di Piacenza » della quale si vuol discutere e che mi sembra termine perlomeno riduttivo. Uscire dalla provincia è necessario e questo aveva saputo capire Bertè. Franco Solmi ha discusso con acutezza attorno al significato della svolta della pittura di Bertè (svolta, non rivoluzione: siamo d’accordo). Mi piace aggiungere alcune considerazioni che mi sono state suggerite dalla lettura di alcune opere recenti del pittore. I temi del nostro artista sono quelli che egli aveva cominciato ad affrontare nel periodo precedente a Londra: il turbamento, il malessere dell’uomo di fronte alla società ed alla storia, il rifiuto dei miti e delle convenzioni, la satira contro certi aspetti del costume « borghese »: il tutto rappresentato nei termini di un’ironia maliziosa di valore demistificatorio e di un sarcasmo intriso di provocazioni attraversati a volte da vene di malinconia, di sogno, nel crepitare dei ricordi. Ma oggi c’è uno scatto forte. La convocazione immaginativa dei motivi e l’articolarsi degli strumenti espressivi rivelano un respiro più ampio. Un grumo si è sciolto mettendo in evidenza un artista aggiornato, capace di svolgere il suo tema non a livello d’istinto bensì d’intelligenza, un artista desideroso da una parte di cimentarsi su quei temi della contestazione concettuale che egli sente vivi in sè e che sono insiti in una larga zona della pittura contemporanea, e preoccupato dall’altra parte di salvare le ragioni della pittura, il principio di scrivere la sua pagina in termini di suggestione, di rigore stilistici. E poichè sono i risultati pittorici quelli che hanno peso nella valutazione e nel giudizio attorno ad un artista, vien da notare come il procedere stilistico di Bertè si sia arricchito di umori e di strumenti oggi più idonei che nel passato a conferire all’immagine il suo senso più pregnante, più interno. Proprio certi lavori (vedi i quadri con il tema degli indiani o il quadro che rappresenta l’interno borghese della signora Smith in un frugare inquieto dell’occhio e della mente da un fuori-finestra simbolico e reale) sanno comunicare subito una inquietudine ed i loro turbati riferimenti psicologici. Così il momento della fruizione ci porta ad essere coinvolti veramente nel tessuto immaginativo del pittore e « quei giochi fiabeschi d’azzurro, quei rossi appena provocanti » di cui ha scritto Solmi, tutto quello che una volta poteva apparire un gioco di preziosismi estenuati, di raffinatezze calligrafiche, di piacevolezze coloristiche (quasi il gusto di comporre la pagina per il puro piacere dell’arte) rivelano invece, come nelle intenzioni del pittore, un mondo di inquietudini, di reazioni psicologiche, di coscienti riflessioni sul filo di un’ironia più tesa e più sorvegliata. Poi Bertè ha calibrato meglio il suo mondo. Il suo modo di trasferire le immagini, che già in passato si poteva accostare alla designazione emblematico-simbolica di un gusto neo-liberty (quel gusto che si era formato nell’arte europea dopo lo studio delle correnti più intense del liberty, l’Art Nouveau e lo Jungenstil, e dalla riscoperta di Klimt) si manifesta oggi a intenso livello critico. Su questa strada le inquietanti rilevazioni psicologiche, che Bertè propone attorno al tema del malessere e del disagio dell’uomo contemporaneo di fronte alla società ed alla storia, acquistano, in virtù del contrasto con uno stile seducente che si avvale di una linea espressiva decorativa dall’andamento sinuoso e di un esaltato intreccio coloristico, un forte potere di emozione e di resa evocativa.