1980
….. la materia pittorica d’una superficie ha per Berté una consistenza feticistica. Se guardate un quadro con lui, egli vi invita a passare la mano su quelle tele, per constatare la porosità, l’irregolarità infinita, la granulosità delle superfici. Perchè una superficie abbia qualità, per Berté deve essere come una superficie naturale: irregolare come la pelle umana, piena di piccole vene come il legno, screpolata come un vecchio tavolo.
E ancora mi vengono alla mente le qualità dell’arte Zen: come gli antichi maestri cercassero l’infinita variazione della materia naturale attraverso gli effetti casuali dei peli del pen-nello, del tocco leggero e danzante sul foglio – oppure come, più recentemente, nei giardini si pongano le pietre più lavorate dal mare, rese più irregolari; a cui l’aggiunta del muschio dà una veste di naturalità assoluta.
Ho riflettuto su questo feticismo. Ho deciso di chiamarlo feticismo perchè non è un valore riconosciuto – non può essere segno commerciale di qualità. Come per tutte le cose che valgono per una persona, mentre agli occhi degli altri non hanno significato, si può parlare di feticismo. Nello stesso tempo questo indica come Berté sia, per così dire, rapito dal problema della qualità – cos’è la qualità nelle arti, in pittura?
Robert M. Pirsig ci insegna che la qualità è qualcosa che non può essere definito – e quando viene definito da una convenzione linguistica, non è la qualità; ma la riduzione della qualità ad una formula astratta (di cui c’è bisogno per parlare). Di questo problema cruciale, dice Pirsig, si danno normalmente due soluzioni: 1) la qualità non è ricercata, è trascurata, poichè è qualcosa che non può avere consistenza – di qui il cattivo lavoro; 2) la qualità è fissata da una formula verbale astratta, e allora non esiste nell’oggetto ma solo nelle parole con cui quella formula viene applicata all’oggetto – e questo mi sembra l’orientamento della maggior parte della pittura attuale che ho visto in Europa.
La terza soluzione, quella della “scoperta istantanea”‘ e ca-suale, della lunga ricerca senza meta, è per noi impraticabile – se non come pazzia o feticismo. Ma quando c’è qualcuno che compie questa lunga ricerca senza meta e giunge ad entusiasmarsi per essa, questa scoperta è difficilmente comunicabile – rimane una sua fissazione, come quella di Carlo Berté per le superfici dipinte …..