….. Un succedersi di mutazioni dell’immagine che aumenta anche il tipo di spaesamento. Per esempio, la figura. Chiara la provenienza di certe campiture plastiche (silhouettes le definì Waldberg), come ritagliate dal legno. Presto però le simulazioni delle venature del legno trovano un loro addolcimento che si riapprossima agli incarnati visti nell’ottica delle trasparenze picabiane. L’esame della materia permette di rilevare la diversità d’intervento su quel liscio e quel ruvido del fondo in cui è difficile cogliere la linea di demarcazione tra la mera preparazione e il momento di mettere i grumi al posto giusto e le successive velature tanto svariata ne è l’articolazione.
Il percorso della conquista dell’immagine rivela anche altro. Un progressivo precisarsi del racconto che da cavalleresco via via tende a divenire immagine, sogno di una cosa: il bacio, l’abbraccio. Un processo di anni, databilissimo e purtroppo qui non specificabile nelle sue fasi per ragioni di spazio, con cui Berté ci conduce alla riadozione dei generi: figura, natura morta e fiori, paesaggio. Riflusso, restaurazione da ascrivere al momento della rivendicazione dell’opera dipinta? Berté è sempre stato per l’opera dipinta, si è visto anzi come dipinta, anche se mai lo fece codinamente, permettendosi anzi più trasgressioni, come coniugare modi tipici della visione pop su un tessuto pittorico di base informale (e già Marchiori lo aveva notato) o valicare i confini tra le arti. La riadozione dei generi è semplice conseguenza dello spostamento del pensiero verso il nuovo tipo di racconto. Ed è proprio qui che l’artista sfoggia il meglio del proprio funambolismo dello spaesamento …..
1991
RENZO MODESTI
“M.T.”